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"Sono solo una complicata donna semplice"

... ha un pò rotto le palle come titolo.

annalucia crisi

Occupation
Adoro sgranocchiare il ghiaccio, succhiare fette di limone, affondare le dita nella sabbia, scoppiare la plastica d'imballaggio, lasciarmi avvolgere dalle lenzuola appena cambiate, addentare la frutta acerba, guidare da sola con la musica giusta, leggere un libro in una notte, riconoscere le persone dall'odore, ritrovare per caso cose credute perse, le foto in bianco e nero, le strette di mano energiche, i piedini dei neonati, le sigle dei cartoni animati, l'odore del pane appena sfornato, quello della vernice fresca e della benzina, i biglietti che accompagnano i regali, le donne incinte che si accarezzano la pancia, il suono del pianoforte, gli scioperi dei casellanti in autostrada, le mensole piene di libri, le pareti colorate, le canzoni dedicate, l'attesa per un concerto, cantare a squarciagola, i sorrisi degli sconosciuti, il caffè ristretto, i baristi che lo sanno, i giochi di sguardi, rimanere in silenzio a telefono sentendo l'altro respirare, l'istante esatto che precede un bacio....
6/1/2009

Domani è il primo giugno e scade l'ennesimo ultimatum.

Il peso della situazione mi sta schiacciando e ormai sono alla resa. Rimugino senza sosta macinando pensieri fino a farmi fumare la testa. Sono stanca, stanca, stanca di trattenere rabbia e sentire addosso tutto il peso del mondo. Per una volta, mi basterebbe che a girare per il verso giusto fosse il mio mondo.
Ho deciso di buttarmi un sacco di cose alle spalle, di lasciarle andare alla deriva, di fregarmene se naufragano. Liberarmi delle zavorre che mi tengono infognata in una vita di compromesso in cui sento di appassire immobile e senza speranze, spenta, vuota. Che mi tengono barricata in questa tensione e in questo malumore. Che mi tengono lontana da tutti, ma soprattutto dalla me che voglio essere. Ho una fottutissima paura e sto diventando insopportabile. Sento che devo delle scuse con gli occhi bassi a chi mi salva la vita all'incirca un paio di volte al giorno, perchè troppo spesso divento zavorra io stessa, per lui. Lui si merita una donna coraggiosa e io vorrei rassicurarlo, promettergli che torno in me, promettergli di diventare adulta in tempi ragionevolmente brevi.

E tu, promettimi che non smetti di portarti negli occhi mare, vento, cieli di agosto, stelle che cadono e desideri. Non dargliela vinta. Che a guardarlo riflesso in te il mondo sembra un’invenzione migliore.

  

 



5/12/2009

hic et nunc

Quando torno a scrivere dopo tanto tempo vorrei infilare uno dietro l'altro molte cose a mo' di compendio, dare ragione a tutti i ricordi. Ma soprattutto vorrei trattarli per bene tutti, rendere giustizia alla memoria senza che sembri uno scontrino di eventi, senza quella orrenda parola: elencare.

Troppa roba, non si può. Ho chiuso tutto a chiave in una specie di armadio gigantesco, so che è tutto lì dentro, ma non sono ancora pronta ad aprirlo e guardarci, figuriamoci lasciar sbirciare qualcun altro.

Ricomincio a scribacchiare così, mi affaccio alla finestra dando le spalle alle ante.

 

Respirone. Via.

 

Sta arrivando l’estate ma dentro ho un po’ di gelo, mi è piovuta addosso questa pausa da me com’ero. O forse l’ho cercata. Comunque non l’ho contrastata. Ho deciso che non mi importa più. Di chi mi presenta il conto, di chi vive bene anche senza di me, di chi mi ferisce legittimato da dispiaceri di cui non sono la causa, di chi non vede le mie sfumature, di chi non mi dà alternative, di chi non ha che da offrirmi sempre la stessa parte nel suo copione. Scandisco le giornate con impegni fitti e precisi e non mi dò lo spazio per chiedermi se per caso sto sbagliando in qualcosa. Non voglio più che questa domanda mi sfiori, non voglio fare alcuno sforzo, voglio estraniarmi senza esitazioni da questo vortice di errori, come fosse la follia di qualcun altro, qualcosa che non mi riguarda. Mi dico che tanto prima o poi passa, me lo dico ad alta voce, in modo da coprire i rumori che fa il mio stomaco quando si annoda.

C’è una frase di Oceano Mare che dice qualcosa tipo “il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità” che spiega perfettamente gli alibi inconsistenti, puerili, l’incoscienza di regalarsi altra tristezza gratuita.

Non si ricuciono grossi strappi con cotone logoro, ora lo so per certo.

 

Grazie a chi,

pur accorgendosi che non sono esattamente la stessa,

si fa piacere anche questa versione di me riccio-indolente-intollerante-insofferente

e fa la sola cosa che io chieda adesso a chi mi sta vicino:

aspettare.

3/25/2009

E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa più  meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice…è finita. No. Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina antiuomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame peggio che a scuola…. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai, e sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si infiltri nella tua vita. Peggio, se ci rimani presa in mezzo tu, poi ci soffri come un cane. Sei stanca. C'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre…."io sto bene così, sto bene così, sto meglio così"…e il cielo si abbassa di un altro palmo. Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima, ed è passato tanto tempo e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto. Dio, quanto piangete. Avete una sorgente d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance.
E poi hai scavato, hai parlato…quanto parlate ragazze.
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore…."perché faccio così?"…"com'è che ripeto sempre lo stesso schema?"…"sono forse pazza?"…Se lo sono chiesto tutte. E allora... vai, giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova "te", perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente, innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano. Bisogna insistere, ma quando va in corsa... E' un'avventura ricostruire sè stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli. Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire…"attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi... ma soprattutto per noi stesse…".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa.
E' la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.

J.F.
3/11/2009

è difficile capire se non hai capito già

 

A volte ho solo voglia di dire che non mi riguarda, che non lascerò che la mia vita sia condizionata. E' solo un modo di difendermi in questa stupida, lunghissima guerra che nessuno ha mai dichiarato e che nessuno vincerà. Lo so già che non sarà così, e resta una punta di amarezza, come di una stanchezza che annulla. Qualcosa che nemmeno ho troppa voglia di andare a vedere, che vorrei lasciare lì, nascondere dentro da qualche parte dove sia possibile dimenticarsene. E invece brucia la sensazione di non riuscire a stringere nulla - luoghi, persone, parole - come se fosse tutto evanescente. Continuo a chiedermi cosa posso fare per integrare quello che sono con quello che devo fare con quello che vorrei essere, e mi sembrano domande poste fuori tempo massimo. Le paure sono immense, così come la solitudine di certe scelte. Perché al di là della mia pancia postadolescente, del mio ombelico egemone, mi capita di pensare anche a cose molto adulte. Quando tento di compierle, poi, la desolazione si mangia tutto. A nulla serve la mia cautela, in questo tentativo un po' patetico di crescere. Alcuni incanti si spezzano quasi all’improvviso e non riesci a ritrovarne traccia alcuna. Restano solo fugaci brillii destinati a ferire. Le cose meravigliose e terribili delle rinascite sono il senso di smarrimento; la consapevolezza che tutto può essere, il terreno che frana sotto i piedi; la tabula rasa che si mostra la tua vita. e la cosa peggiore, quando decidi di azzerare tutto – perché quello è l’unico modo per ricominciare – è il dover ammettere di aver vissuto in una gigantesca bolla di illusioni costruita sapientemente e con convinzione. Sto provando ancora a decifrarmi, riconoscermi, perdonarmi per quanto avrei potuto e non ho fatto o quanto ho fatto di fretta e istinto e cuore. So che mi devo alzare da questa inquietudine e diventare attiva producente indipendente menefreghista e bellissima e addormentarmi senza piangere. Tutto quello che vorrei è che fosse non dico facile, ma almeno non impossibile come sembra. E' un periodo un po' così. Mi escono migliaia di lettere dalla punta delle dita, ma formano paroloni, che formano discorsi afoni, intricati, impolverati e noiosi.  Che annoiano anche me. Vorrei che qualcuno mi vedesse per intero ma mi difendo per poi scoprire che il confine tra proteggersi e abortirsi è troppo labile e non lo so gestire. Nascondo intolleranza e rabbia e disordine. In quest’ansia di rinnovamento, poco si salva.

 

Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente. Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno e che sono differente.  Vedi cara, certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.  Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.  Vedi cara, certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire.  Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.  Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Non capisci quando cerco in una sera un mistero d'atmosfera che è difficile afferrare.  Quando rido senza muovere il mio viso, quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare.  Quando sogno dietro a frasi di canzoni, dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà.  Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Non rimpiango tutto quello che mi hai dato, che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora.  Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché questo tempo dura ancora.  Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa.  Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Tu sei molto, anche non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi.  Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi. Io cerco ancora, e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua.  Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.  Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà!
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

(F. Guccini)

 

2/4/2009

lavori (di demolizione) in corso

Le favole non sono a lieto fine. A un certo punto la carrozza di Cenerentola ridiventa zucca e ogni traccia di magia svanisce nella desolazione di una strada di periferia. Sto elaborando il lutto dell'idea che avevo di una persona. Ho bisogno ancora di tempo, di solitudine, di coraggio, e di un mucchio di altre cose. Tornerò ad avere bisogno anche di questo posto, ma in questa fase non riesco a scrivere, sto provando ad avere visioni più generali ma annego nei dettagli. Il rancore monta, come non avrei mai voluto, e si trasforma in groppi in gola. In pensieri circolari come un cappio al collo.

 

La mia rivoluzione è pioggia sul bagnato
un castello di sabbia
e non lascerà nè infamia nè lode...
Perdonami
se non traggo beneficio dal dubbio e dai vili silenzi
il passare del tempo restituirà onore al vero...

(Mulini a Vento - Carmen)

 

1/11/2009

Gennaio...

...porta il dono usato della perplessità
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità
Come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità...

Respirone,
si ricomincia,
buon anno.
12/26/2008

.

<Se potessi farti un regalo simbolico per il 2009, sarebbe un vaso di vetro trasparente con dentro una patata che affonda nell'acqua le sue radici nodose. Ti aiuterebbe a fare un tentativo serio e giocoso allo stesso tempo di ritrovare ed esplorare il tuo codice sorgente, cioè il piano strategico della tua vita che hai formulato ancora prima di nascere. I prossimi mesi saranno il momento ideale per capire chi sei veramente con saggia semplicità.>

Rob
12/22/2008

[è un addestramento mentre attendo che io m'accorga che so respirare]

Esploro le mie geografie interiori per imparare a conoscerne i confini, le maggiori altitudini e le più tremende profondità, le variazioni climatiche e le previsioni atmosferiche, le zone desertiche, le oasi, le aree in via di sviluppo, con un occhio di riguardo per il mio Terzo Mondo personale.
Non ho atlanti nè cartografie e spesso mi perdo, eppure provo a tracciare e conservare gelosamente la mia mappa seguendo la bussola che sento conficcata a poca distanza dallo sterno. Ogni volta che trovo un punto di riferimento traccio una X rossa in corrispondenza delle sue coordinate, e sento che posso continuare a camminare con un pensiero in meno e una sicurezza in più.
E ho fatto un patto con me stessa, costi quello che costi.
Voglio arrivare al tesoro.

12/17/2008

[Nel vortice di un anno che sta per finire]

Se ce l’avessero detto non ci avremmo mai creduto. Io, almeno, non l’avrei mai fatto. E come avrei potuto? Non c’era un solo presupposto credibile, in tutto questo. Ok, avevamo letto le nostre parole per circa un anno, avevamo parlato su una finestrella interattiva sul web. Ma cosa sapevo io di lui? Sapevo che era Pommaso meglio conosciuto come T. Sapevo che abitava a mezza Italia di distanza da me. Sapevo che le nostre vite si muovevano lungo percorsi simili. E sapevo che le sue parole erano le più belle che avessi mai letto, le uniche al mondo in grado di risvegliare in me un immediato senso d’identificazione, una sincronia di sentimenti tanto potente quanto inverosimile. Sapevo di ricercare in quelle parole qualcosa a cui aggrapparmi, una speranza, un indizio di ciò che bramavo. Che assurdità quel batticuore, quella sudorazione incontrollata, quell’impazienza frenetica di vederlo collegato. Qualsiasi persona sana di mente avrebbe risposto che no, non era possibile. E in effetti credo di non essere stata propriamente lucida, quando un giorno di aprile presi un treno verso l’ignoto. Una pazzia, mi dicevano. Forse la più grande che ho fatto per qualcuno mai visto, ma più vicino di molte delle persone che vedevo tutti i giorni, verso un amore che non sapevo quanto essere reale e quanto frutto delle mie fantasie. E’ comunque impossibile descrivere, anche approssimativamente, il flusso strano di sensazioni che mi avvolgeva in quel periodo. Sapevo che sarebbe andato tutto bene. Non me lo sentivo, mentre preparavo la valigia io lo sapevo. Così come sapevo che stavolta sarebbe stato diverso, che non sarebbe stata un’altra delusione. Come facevo a saperlo non lo so, visto che appena la settimana prima non sospettavo minimamente quello che stava per accadere. In quelle tre ore di viaggio si è compiuto il passaggio fondamentale. Da una vita all’altra. Da un mondo all’altro.
Dopo quel giorno le esperienze passate di colpo sono sbiadite. Non sono scomparse. Semplicemente, i ricordi che fino ad allora per me erano stati fonte di sofferenza e frustrazione, si sono all’improvviso spostati al di là di un muro di vetro, da dove io li guardo senza che possano più nuocermi. Questi giorni sono sempre difficili per me, tra bilanci che non quadrano mai, ma se guardo a quel giorno e mi ricordo di quest'anno passato con lui, tra i giorni difficili e quelli che non si dimenticano, tra le parole dolci, i baci, le vocine sceme, i fuochi accesi, la musica, i bagagli, le foto, il mio proposito di migliorarmi sempre perché lui ne sia fiero, la volontà di regalargli tutto quello che ho di buono…allora, riesco a sorridere al di là di tutto il dolore per chi mi manca terribilmente. Il pensiero di lui mi rende felice. Se ci sono dei pregi in me, io ora vorrei davvero dedicarglieli, dargli ciò che sono. Tutto, fino in fondo. Perché è diverso, perché lo amo e mi ama come voglio amare ed essere amata.  Col sapore immutato del primo giorno.


12/4/2008

"Prenderò a calci le tenebre fino a quando non sanguineranno luce" (Shakespeare)

Voglio ricominciare a scrivere. Perché stanno accadendo troppe cose, troppo forti, vissute troppo di corsa. Ho bisogno di ricominciare a scrivere per avere la conferma di sapermi ancora guardare, perché certi giorni so nascondermi così bene da non riuscire a trovarmi. Perché certi giorni invece mi osservo troppo da vicino e non riesco a mettermi a fuoco. Perché ho bisogno di nascondere qui dei ricordi per tornare a sfiorarli ogni tanto, mi rassicura lasciarli tra queste righe, in cui soltanto io so dove cercare. Sto sezionando parti di me che credevo sepolte e invece tornano nel qui e ora ed è un autopsia dolorosa e bellissima insieme. Sguazzo nella melma delle mie fragilità, della mia incoerenza, delle mie contraddizioni, cerco costantemente di vibrare forte, di generare caos e insieme armonia. Mi sento in continuo movimento, in un turbinio di emozioni  e sguardi e mani e risate e parole e casini e occhi lucidi e sorprese e paure e sospensioni e conferme e ritorni e perdite e … sto bene. Mi sento VIVA, sempre pronta sempre ingorda, niente rate e niente sconti.

 

Conosci i miei occhi se guardano lontano da te, le mani che non so curare, conosci le stanze poco illuminate dov'è possibile arrivare bendati. Pronunciare una ferita quando è appena ricucita non è semplice. Arginare la tensione, contenere un'emozione è più nobile. Ecco un'ombra che mi lega, la certezza di qualcosa che poi cambia. Scavare o tralasciare il senso, voltarsi e non guardare dentro. Ammettere o tacere, avvicinarsi e rimanere. Conosci i miei occhi quando guardano verso di te, i giorni normali senza un gesto da ricordare. Conosci i colori e la parte più scura di me, difficile da raccontare. Conosci i miei occhi quando guardano lontano da te, i particolari delle mani che non so curare, conosci i ricordi e la parte più scura di me, difficile da raccontare.

 

(on air: Cristina Donà)

11/19/2008

[ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati...]

Lo ricordo come fosse ieri. Riunioni di famiglia, patemi, lacrime, scenate, porte sbattute. Era la scelta più scomoda logisticamente, più difficile da capire utilitaristicamente. Ma era la mia, senza possibilità di alternative. I discorsi sui tempi infiniti, sull’assenza di prospettive concrete, sui sacrifici, mi stimolavano invece di convincermi a desistere. Papà era l’unico che mi diceva di crederci. Ero forte, ero più forte di stanotte che sento addosso tutta la fatica di questi anni, tutto il dolore del continuo rimescolamento interiore, tutto il freddo delle stazioni alle 5 di mattina per dei viaggi che si sono solo allungati ma ancora non mi hanno portato a destinazione. Non ho perso mai tempo eppure ci vorrà ancora tanto tempo Sono passati 9 anni, in cui mi sono imbattuta nella passione, quella accecante, e nell’ipocrisia più infima che girano intorno e dentro questo mondo. C’è stato tempo sufficiente per parecchie disillusioni, ma sono ancora qua, anche se con più paure di quando sono partita. Piena d’angoscia per il fatto di dovermi di nuovo sottoporre al giudizio di qualcuno che stabilirà se sono adatta a fare questo mestiere in base a quante definizioni riuscirò magistralmente a copincollare. Fastidio, sento fastidio. Perchè tutto ciò che sogno è sulla strada che percorro, in cui inciampo quotidianamente, e ancora non si lascia afferrare.

 

 

11/16/2008

mea culpa

Se durante una sessione d'esame Messenger è il male, allora affiancarlo a Facebook può essere benissimo considerata perversione. Soprattutto se continuo ad iscrivermi a gruppi dello spessore di “Quelli che vorrebbero strozzare Larissa con una Kinder Fetta al Latte" o “Grande Suv piccolo pene”.

Se mi vedete on line, per favore, ignoratemi, insultatemi, cazziatemi, minacciatemi, convincetemi a studiare.

 

 

11/10/2008

[quando le parole si ribellano]

 
...A CIO' CHE E' VERO!
11/5/2008

[paziente impaziente]

 

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore...

 

Stasera gli chiederò dove vanno a finire i sogni e le illusioni.

Gli chiederò com'è possibile che un momento si sta camminando lungo strade conosciute e stabili e un momento dopo ci si trova a raccogliere briciole per non perdersi con la strana sensazione di aver paura e voglia allo stesso tempo di smarrire sè e anche la mappa per ritrovarsi...

E’ stato come perdere i sensi, corto circuito, sovraccarico di informazioni confuse. off.

Poi l'unico pensiero possibile, la necessità di affondare la testa nel cuscino e non sentire e non pensare e cullarsi almeno un po’, mettersi al riparo. Mettere distanze per non farsi troppo male e cercare di indovinare il rumore dei puntini di sospensione.

Una pallina su un piano inclinato, rotta la quiete, non può che andare, rotolare avanti, all'infinito. Questo piano che sembrava retto è invece pendente, asimmetrico dal lato del cuore e ci rotola sopra qualcosa di leggero e inossidabile, di mai immobile. In fondo al piano le tessere di un domino attendono. Aspettano l'impatto, per poter iniziare a cadere. Una dopo l'altra, per mostrarmi finalmente il disegno che la vita ha in serbo per me, per noi.

 

...Torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio.

11/3/2008

La coperta è gelata e l'estate è finita. Buonanotte, questa notte è per te.

 

Non c'è nulla che vada come previsto. E' l'unica cosa che c'insegna il futuro quando diventa passato. Mi guardo intorno e capisco cosa vuol dire quando mi dicevano vedraiquandocrescerai, perché è vero che tutto ha un’altra luce. Sarà che non si può cambiare il corso degli eventi solo con le proprie sciocche convinzioni e caparbietà. Sarà che quando ti sembra di dare tutto quello che sei e di risposta arriva solo un’eco triste e beffarda non ci sono parole per spiegare quello che si prova. E non ce la faccio più a cercare le parole giuste per spiegarmi né per capire. Le parole che mi piacerebbe usare come bisturi, come strumenti per aprire porte, adesso mi sembrano solo un rivestimento inadatto a pensieri deboli, a interpretazioni usurate.

In questi giorni aspri e torbidi nessuno riesce a vedermi perché mi nascondo bene, sperando sempre che qualcuno sia in grado di stanarmi. Qualcuno che non mi lasci annaspare in questa nebbia, da sola. Sola.

Non so se sarò mai abbastanza adulta da rassegnarmi al fatto che i per sempre sono un’illusione, che le persone vanno e vengono, è un dato di fatto. L’unica variante è il come le si vive, o il come si viene vissuti.

Non sarà mai per sempre un rapporto costruito sulla dipendenza, perché inevitabilmente lo si vedrà crollare col cessare del bisogno. E inevitabilmente ci si sentirà svuotati, non più indispensabili, inutili fonti di disturbo da ignorare. Non sarà mai per sempre un rapporto in cui ogni cosa viene messa sul piatto di una bilancia truccata in cui mancanze e doni hanno pesi diversi a seconda di chi li appoggia. In cui si arriva a rinfacciare, recriminare. Non sarà mai per sempre un rapporto in cui non si sente la libertà di poter essere veramente se stessi, in cui le scelte dell’altro provocano insofferenza, in cui non si gioisce insieme dei propri passi in avanti, in qualsiasi direzione.

Non so se mi sento più delusa o più arrabbiata o più patetica. Però so che non posso andare avanti così, che questo tipo di rapporti mi logora. Ho bisogno di quelle cose che restano punti fermi permettendo che tutto cambi, quelle cose che sanno cambiare restando.

Sono stanca, questo silenzio mi consuma lentamente mentre il senso di estraniamento si fa intollerabile.

 

Con quanta attenzione ho preso ogni giorno qualche carta dal mazzo, a volte scegliendole con minuziosa cura, altre volte confidando in quelle che mi davi tu. Con una delicatezza che non è mia le ho sistemate su di una superficie liscia, al riparo dal vento, a due a due, a formare una baracca fragilissima. E ho visto il tuo sorriso.

Col passare dei giorni i triangoli sono aumentati fino al momento in cui mi è sembrato opportuno appoggiare altre carte sopra, come un tetto a sigillare il primo piano della casetta. Quasi non sembrava vero che quei rettangoli inerti fossero diventati una struttura articolata che si reggeva in piedi, e dopo un momento per respirare e per guardarti, ho preso coraggio. Ho costruito un altro piano facendo i calcoli indispensabili per mantenere l'equilibrio, sapendo, sentendo, che dovevo arrivare alla fine, che volevo vedere il castello completo.
Ho continuato fino all'ultima coppia di carte e l'ho ammirato per la debolezza che lo manteneva eretto, per la sfida alle leggi della fisica, perché l'ho costruito io per te. Il mio dono. Mi sono voltata per dirtelo, ma c'era solo il vento lì, subdolo e in agguato, e anche se il castello avrebbe retto la sua forza, io no la tua assenza.
Con un movimento calcolato come non so fare, due dita hanno sfilato la carta giusta. Il rumore impercettibile del cartone è rimasto per poco nell'aria e le dita non hanno più potuto fare nulla per riportare la carta al suo posto. Il crollo è stato affascinante e doloroso. Quasi contemporaneamente il vento è cessato.

 

11/2/2008

Oggi è un giorno che vale la pena guardarsi alle spalle...

...anche uno specchio va bene. Così vediamo dove siamo e dove stiamo andando.
Tu dove vai fratello? Sei partito che era tutto fermo e adesso già la terra sotto ai tuoi piedi si sta spostando.
Tu cosa credi, bello? Che davvero sia una buona stella questa stella nera nera che ci sta accompagnando?
Tu da che parte stai?...
Oggi è un giorno da stare in coperta a guardare le onde arrivare su tutti i lati di questa nave.
E non c'è spiaggia dove nascondersi e non c'è porto dove scampare,
al tribunale del mare.
Sarà sereno e se non sarà sereno, si rasserenerà.
In quale notte ci perderemo, quale futuro ci raccoglierà?
 
(F.D.G)
 
Mi manca[te] terribilmente.
 
 
 
10/28/2008

.

Mi piacerebbe avere un computer portatile per poter scrivere dal letto. Per poter acchiappare e fermare quei pensieri nitidi e leggeri che fluiscono autonomi quando la mente riesce a rilassarsi. In quei pochi istanti che precedono il sogno, quando tutto sembra possibile e vanno da soli e pare si incastrino a disegnare scenari lucidi e lievi laddove la mente vigile incespica.

La mente vigile incespica, si, troppo spesso ultimamente, per questo non ho più scritto. Questo ultimo mese è stato allucinante, uno dei più difficili e intensi che io ricordi. Non ho né la voglia né la forza né la memoria necessaria a raccontare la successione e la sovrapposizione di sfighe, impegni, delusioni, batoste, consapevolezze dolorose, dubbi, assenze, presenze asfissianti, scleri implosi, e fantasmi.

 

Vorrei una di quelle vite che torni a casa sfatta dopo una giornata pesante e qualcuno t'ha preparato la cena, un qualcuno possibilmente in calzini e mutande che si gratta e che t'abbraccia con le mani unte di olio e sporche di prezzemolo e ti dice 'mettiti comoda che adesso arrivo col vino e gli spaghetti', una di quelle vite che vai in bagno e trovi le sue cose a terra e il tubetto del dentifricio aperto e i peli della barba nel lavandino e la tavoletta alzata, una di quelle atmosfere abbrutite in pigiama sul divano a vedere film orrendi tipo er monnezza mangiando popcorn e cioccolata e maionese con le dita. Sarei felice, cazzo. (almeno la prima settimana).

 

Per stasera è tutto, e domani è un grande giorno.

 

10/2/2008

[Nessun rimpianto per quei mesi pigri e indolenti...]

Succede sempre così: quanto più intensamente vivo, meno scrivo.

Sono giorni densi di emozioni non narrabili.

Di ansie da prima volta, di occhi sofferenti che mi scrutano e occhi lucidi da contenere. Di storie da ascoltare, difficili da digerire, da masticare lentamente mentre l’impulso sarebbe aprire la porta e scappare e vomitare tutto e liberarsi di tutto quel male, quell’impotenza, quella rabbia, per vivere più leggera. Ignorando che esista così tanto dolore dappertutto. Ignorando i limiti dell’amore. Di gente che mi chiama dottoressa e che, senza saperlo, mi sta facendo da terapia. Di sigarette fumate nella pausa caffè con chi mi chiede cosa ne penso, di confidenze, di alleanze. Di confronto e di scontro con modi e mondi diversi dal mio. Di risate esorcizzanti, che appena arrivata mi sembravano cattive, e poi ho capito essere vitali. Di notti in cui è difficile prendere sonno, di giorni che iniziano con la voglia di precipitarmi fuori.

Sono giorni di soddisfazioni, di buone notizie, di traguardi raggiunti, di traslochi da organizzare in fretta e sogni da concretizzare lentamente, con calma, ma con tenacia. Di orgoglio per le qualità di chi ho accanto, di stimolo a coltivare (o scoprire) le mie, di abbracci e brindisi rimandati a quando tutto sarà vero, effettivo, reale.

Sono giorni di proposte, già accettate, di contese tra capi, di riconoscimenti di stima, di altri impegni presi che, se tutto va come spero, renderanno ancora più difficile e stimolante conciliare le mie diverse identità professionali.

Perchè basta aspettare, è il momento di agire, di mettermi alla prova, in ogni settore che mi sfiora. Di nuovo, finalmente (e sarebbe anche tempo di rimettermi a studiare…).

Sono anche giorni di preoccupazione, per tre bambine a cui mi toccherà spiegare perché la mamma non c’è. E si dà il caso che quella mamma è mia sorella, che deve subire un intervento. E io sto già nel panico ma giuro che non piangerò, che penserò positivo e le porterò alle giostre e andrà tutto bene, andrà tutto bene, andrà tutto bene.

Mi aspettano giorni incasinati, chiedo scusa a tutti quelli che passano di qua e si sentono trascurati. Adesso ho bisogno più che mai di tutta la pazienza di chi mi vuole bene a sopportare la mia assenza. Metabolizzo tutto e torno.

9/24/2008

voglio volere

Questo autunno voglio avere occhi di primavera per godermi i nuovi inizi, le rinascite, i sogni che iniziano a concretizzarsi. Miei e di chi amo. Voglio tenere lontani da me i sensi di colpa e le persone negative, per perdermi esclusivamente negli sguardi brillanti di chi ha coraggio, di chi ha costanza, di chi sa starmi accanto. Voglio volermi bene, e ricordarmi che questo passa per il farsi male e affrontare il dolore, voglio rileggere la mia storia con occhiali nuovi e poi, magari, prestarli a chi ha lo sguardo miope. Voglio assorbire tutto quello che posso da chi sembra ne sappia più di me, ma non perdere mai il mio sguardo critico rispetto alla sofferenza altrui, e non voglio riderne, mai. Voglio continuare a tener presente i miei limiti, però voglio sfidarmi, affrontare altri esami a testa alta e con lo sguardo fiero, e non farmi spaventare dal tempo che manca, ma utilizzarlo al meglio. Voglio pensare che dei fuochi d’artificio visti su una spiaggia a ridere col mio migliore amico, il giorno prima di un sacco di cose, non sia stato un segnale qualunque, nella mia vita e nella sua. Voglio incantarmi davanti alla bellezza di una metafora, quella del volo, perché sulle nostre teste c’è qualcuno la cui vita sta prendendo la direzione che merita, e che è strettamente intrecciata alla mia. Voglio sorridere di un sms letto qualche mattina fa nel dormiveglia, arrivato come una sveglia tra capo e collo, che mi ha fatto ripensare a un sacco di cose, a cui ho risposto nel modo giusto, giusto per me, perché adesso è solo questo che conta. Voglio non dare troppe spiegazioni. Voglio smettere di sbuffare mentre faccio controvoglia cose senza senso apparente e sforzarmi di cercare le potenzialità creative del vuoto che regna tra gli scatoloni di una carriera dismessa. Voglio smettere di avere gli occhi lucidi al pensiero che forse questa stanza a breve sarà veramente vuota, senza chi negli ultimi 4 anni ha condiviso con me ogni soddisfazione e ogni malumore e molto di più, anche se sarà una mancanza che brucerà, ma forse è giusto così e voglio accettarlo senza lasciarmi prendere dalla malinconia perché voglio che lui sia sereno. Voglio andarmene anch’io da questa stanza, ma i tempi per me non sono maturi, non sono ancora pronta a uscire da questo guscio opaco che comunque mi protegge, e soprattutto, quando succederà, voglio che sia con un sorriso. Voglio farlo gradualmente, senza strappi, senza mostrarmi ingrata, senza capricci, ma con la consapevolezza mia e altrui che il mio posto non è qui. Le questione non è SE. La questione è solo QUANDO.

9/19/2008

eccheppallestotitolo!

La mia vita è come dentro un carillon, che apro ogni tanto e che suona una musica sempre diversa, e a volte mi va di caricarlo e risentirlo all'infinito, altre volte lo richiudo e lo metto via.

Oggi mi sono infilata nelle pieghe, e nelle piaghe, del blog, sono andata a rileggermi gli archivi, cose che non ricordavo nemmeno di aver scritto e cose che purtroppo ricordavo molto bene. Che è un po' come quando riguardi delle vecchie foto e dici: madonna che vestiti/capelli/faccia avevo. C’è la stessa sensazione di leggero imbarazzo, dirsi opsmachevergogna, ma cos’è sta roba.

Al di là di questo, ho fatto un rapido calcolo delle persone che ho perso, che mi sono sfuggite, che non sento da troppo tempo, che non mi hanno capita, che sto volutamente trascurando. E la sensazione nuova è che non ho troppi rimpianti. Perchè credo di aver perso anche un pò, con l'esperienza, la mia tendenza a dare al prossimo più di quanto concedessi a me stessa. Sono diventata poco poco più forte, più conscia del mio valore e sempre meno incline al compromesso. Da qualche parte ho conservato intatto il desiderio puro di regalare al mondo un pò di felicità, però piano piano cresco e imparo, e imparo che è difficile avere gratitudine da chi viene salvato o illuminato o scaldato dal nostro amore, perchè rivela la sua fragilità.

D'altronde c'è stato chi me lo ha sempre detto, essendo in modo paradossale la conferma di questa regola e la sua eccezione. E me l'ha ridetto anche l'altro giorno, buffo che me lo dica proprio lui, però, e che mi ripeta le cose che per molto tempo non ha voluto ascoltare. E che a me intanto tremi il labbro inferiore e la voce, mentre lui mi sorride e mi prende in giro, e mi presti un pò della sua maglietta per asciugarmi le lacrime. Una scena già vissuta tante volte coi ruoli invertiti, e lui stavolta senza il solito strato di polvere addosso, ad emanare una luce che finalmente ha meno filtri e dà calore. Lui, che sotto la sua maschera da giullare è una delle persone più intense e sagge che io abbia mai incrociato. Lui che non legge questo blog però mi legge dentro, lui che mi dice cose da pelle d'oca e mi dà forza, lui che ci vediamo poco ma gli basta ancora meno per capirmi.

io e gigi

 

Dopo migliaia di giorni a cercare chissà quali verità assolute, fatalmente sto capendo come è facile succhiare il dolce della vita
fra l'opinione di uno ed il parere dell'altro vesto come gioielli le passioni principali che danno ragione a chi le vive pienamente

sto capendo com'è facile succhiare il dolce della vita, liberato finalmente da principi deleteri...
Max Gazzè

9/16/2008

NON SONO MORTA

Se a qualcuno interessa, ecco.

Ma ho uno stato d’animo più mutevole del solito e non trovo le parole. Da quando penso “Ora aggiorno il blog” a quando clicco su “Aggiungi intervento” ho già cambiato umore troppe volte per poter concepire qualcosa tipo Soggetto-Verbo-Complemento che non evochi immediatamente un quadro clinico particolarmente preoccupante, quantomeno di tipo borderline nella sua variante cronica ingravescente, verso la scissione più irrimediabile. Il fatto che usi termini dal sapore vagamente psi-qualcosa non significa che io sappia veramente  di cosa parlo, perché una serie di sfighe a catena continuano a far slittare la data d’inizio del mio tirocinio, la qual cosa potrebbe farmi impazzire prima ancora di aver mai visto un paziente. Un esorcismo portato ai limiti della deformazione, e certo non professionale.

Perché si può passare una vita dentro una stanza a sfogliare il manuale di guida e imparare ogni quiz ministeriale a memoria, saper risolvere ogni tranello e situazione, essere in grado di smontare e rimontare un motore alla perfezione senza mai aver toccato il volante di un'auto. Peggio ancora: senza mai essere stati seduti nemmeno a destra.

A volte penso che non è possibile che capitino tutte a me tutte in fila, dallo psicologo del consultorio che, dopo essersi reso disponibile, mi dice che proprio no, non ce la fa, lui ha dei problemi, è un periodo duro e stressante, e sarei solo un peso (che tatto, un gran professionista!)… passando per l’impiegata che mi ha fatto pure un cazziatone in quanto umanamente ferita innomedelnostrorapporto (ma chi cazzo seiii?) dal mio pretendere educatamente delle risposte dopo mesi, povera donna bistrattata a cui si è chiesto addirittura di lavorare, quale ardire!...  al portiere del palazzo della mia scuola che viene licenziato proprio qualche giorno dopo aver smarrito la mia raccomandata, guarda che simpatica coincidenza!... alla cartuccia del fax che esaurisce l’inchiostro proprio quando finalmente qualcuno decide di darmi delle indicazioni… e giuro che sono solo le prime cose che mi vengono in mente, giuro che non ci si crede. E quindi no, ribadisco, non è possibile che io sia così sfigata,  dev’esserci proprio qualche accordo segreto ai Vertici per fare in modo che ogni cosa vada storta, per testare la mia resistenza alle frustrazioni di questo mestiere, per vedere fino a che punto sono in grado di mantenere la calma di fronte alla disorganizzazione, all’indifferenza, all’incompetenza, alle meschinità umane. Si, sicuramente è così, è un enorme complotto, come quando nelle trasmissioni Tv c’è la telecamera nascosta e i malcapitati di turno si scaccolano il naso nell’attesa della diretta non sapendo di essere già osservati. Se ne deduce che il tirocinio lo sto facendo, e a conti fatti l’ho pure quasi finito, evviva, è stata dura ma ce l’ho fatta, che soddisfazione, che orgoglio! E adesso per favore qualcuno mi aiuti ad indossare il camice, sono pronta!!! 

 

(per il concetto di logicità nel delirio si consulti appropriata bibliografia)

 

EHI, DOVE MI PORTATE? HO DETTO IL CAMICE, NON LA CAMICIA DI FORZAAAA!

 

9/10/2008

[giochi di potere sulla nostra pelle, su quegli uomini armati di romantici ideali, qualunque sia il compenso non restituirà mai il giusto]

 

Mi sembra di essere ai blocchi di partenza ad attendere lo sparo da un'eternità di tempo, non so neanche se ho ancora voglia di correre.

Però se riesco a sfilare la pistola allo starter stavolta faccio una strage.

 

« Ho subito un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere... 

Tutte le persone danneggiate sono pericolose, è la sopravvivenza che le rende tali, perché non hanno pietà.

Sanno che gli altri possono sopravvivere, come loro »

(Il danno)

 

8/28/2008

[Già settembre, poche voci distanti e un autunno distratto al di là dei vetri…]

C'è ancora della sabbia bianca sul fondo della mia borsa e tra i tasti del cellulare. Ho ancora negli occhi troppa bellezza per riuscire a digitarla su uno schermo. Troppo presto la bellezza è stata offuscata da nuovi e vecchi dolori tanto da non lasciarmi il tempo di metabolizzare tutto. Uno schermo bianco qui, davanti ai miei occhi e nella testa pensieri che si sovrappongono e si fondono e si intrecciano tra di loro come corpi che si amano. Ricordi che si susseguono, scatti a colori, odori, suoni e scene in bianco e nero da film muto. Notti estive con i piedi intrecciati e i capelli umidi, le solite voci e le stesse canzoni a far da sottofondo come appuntamenti a cui non mancare, problemi di vicinato e bronci e poi  spiagge deserte e perfette per noi due soli, parei bruciacchiati dal fuoco, stesi ad asciugare accanto ai bermuda di suo padre, valigie da rifare e seghe mentali e attacchi di malinconia, fiaccole roventi e latte freddo, melanzane alla birra e calippo, Claudia e i suoi braccioli, suo padre e le domande inopportune, la parola Amore che diventa gesti quotidiani, carezze, coppa Malù, i Corti sul comodino, le zanzare che banchettano allegramente con il mio sangue e puzza di citronella in macchina, scatti rubati di mani che si stringono dopo tanto esitare, contatori di birre e tarante che non pizzicano più, Erriquez che salta e Moijto football club senza i miei fratelli preferiti, un giro in bicicletta su strade sterrate e senza salite, il mieru nel passeggino dell’artista di strada più originale del festival, la sintesi della macedonia di provenienze al parcheggiatore in attesa dello zio, il navigatore che non conosce posti dal nome triste e la canzone della felicità coi finestrini aperti, un divano troppo scomodo e un autoscatto ingrovigliato, il rientro anticipato e i monosillabi di mia madre, un giro in moto tutto al femminile e sguardi da alieni e discorsi da sexyshop, e poi brutte notizie tra capo e collo e gli occhi smarriti di chi non sa come affrontare tutto questo male improvviso e agghiacciante, e la mia bambola di porcellana dai capelli rossi e lentiggini che piange sul terrazzo di casa mia, paure sussurrate e situazioni diverse solo per intensità e brutti pensieri a raffica e altre lacrime in ore solitarie alla ricerca di perché che diano sollievo e pace, e poi una serata per me e Kore soltanto a tirare le somme di un’estate, di un anno, dei sogni che resistono e di quelli lasciati scivolare tra i fallimenti con cui è difficile convivere.

“La bellezza fa solo crescere i miei fantasmi” mi ha scritto lui al suo rientro. Vale anche per me,  ma siamo fortunati perché noi sappiamo che c’è, quella bellezza, da qualche parte, e non smetteremo di cercarla ovunque. E quindi anche se certi giorni mi sento così indifesa da rimanere chiusa dentro me intrappolata in pensieri che non vanno da nessuna parte, anche se adesso mi sento un po’ persa, senza direzioni immediate, anche se ho uno stato d’animo mutevole e troppa nostalgia dell’estate e del suo sapore salmastro, io voglio credere nella possibilità che c'è dentro ogni giorno e sentirne le vertigini. Anche in  giorni amari, che hanno il sapore del caffè che bevo quando sono ancora addormentata e dimentico lo zucchero, io voglio credere che arriveranno giorni lecca-lecca, dove anche sentire lo scricchiolio del cellophane mentre lo si scarta è piacevole, giorni che semplicemente si aprono e si fanno gustare. E non voglio più pensare a quello che sarebbe potuto essere e non è stato, ma solo a quello che sarà.

 

Scrivere è come viaggiare

senza la seccatura dei bagagli  

 

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Oct. 6
. Anna .wrote:
Buon onomastico omonima!!! Regalo
July 26
NON SEI STATA PER NIENTE LOGORROICA NEL COMMENTO CHE MI HAI LASCIATO..,ANZI HO AVUTO LA SENSAZIONE CHE DI ME HAI COLTO L'ESSENZIALE.GRAZIE PER QUELLE PAROLE...
July 24
Sn passata per caso sul tuo blog e voglio farti i complimenti...,sn tante le cose che mi hanno colpito!un bacione ed in bocca al lupo per tutto
July 24
. Anna .wrote:
Il bagaglio più grande e più bello lo portiamo negli occhi, nella mente e nel cuore.. Viaggiare è bellissimo, anche se solo con la mente. Ma credo che conoscendomi mi basti.. L'importante è non smettere mai di farlo… qualsiasi modo è concesso. Omonima, grazie millissime per il commento! Mi ha fatto piacere essere stata "capita" (con l'accento sulla "i"). Un bacio! Stella
July 8
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